Pene curvo
L'incurvamento del pene può essere congenito o acquisito, e si verifica se il pene durante l'erezione presenta una curvatura anomala, spesso verso il basso ("incurvamento ventrale"), talora una deviazione laterale, sola o associata all'incurvamento ventrale.
Se è congenito, si ritiene che l’incurvatura sia dovuta ad un non armonico sviluppo dei tessuti del pene durante i primi anni di vita, anche se in alcuni casi si sospetta una influenza negativa di erronei posizionamenti del pene nella primissima infanzia ad opera di indumenti stretti o pannolini. Spesso l’incurvamento è dovuto invece ad una anomalia anatomica degli elementi costitutivi del pene durante lo sviluppo embrionale del nascituro, e come tale può essere diagnosticata in gravidanza. Mentre nelle forme più lievi l'incurvamento comporta sostanzialmente solo un fastidioso inestetismo che non pregiudica la penetrazione, nelle forme più severe può rendere più o meno difficoltosa la penetrazione vaginale sino a renderla talvolta impossibile, con ovvie pesanti ripercussioni sulla sfera psichica del paziente. Attualmente lo specialista andrologo ha a disposizione numerose varianti chirurgiche per la risoluzione di tale patologia, alcune delle quali consentono ottimi risultati estetici e funzionali.
Il pene curvo acquisito è invece conseguente ad un trauma o causato dalla malattia di La Peyronie (anche nota come Induratio Penis Plastica IPP).
La IPP, che a tutt'oggi non è ancora totalmente conosciuta, comporta aree di fibrosi, talora associate a calcificazioni, della tunica albuginea del pene. In tutti i casi si ha una riduzione della normale elasticità della tunica albuginea, che durante l'erezione si manifesta come una curvatura anomala del pene più o meno grave che può rendere difficile o impossibile la penetrazione; e nelle forme più avanzate si nota un accorciamento del pene, talvolta associato a disfunzione erettiva. La terapia può essere medica, fisioterapica e chirurgica.
La terapia chirurgica, purtroppo non scevra da complicanze, consiste nella rimozione delle placche di fibrosi, laddove possibile, generalmente associata all'impianto di protesi peniene definitive, per correggere la disfunzione erettile causata dalla malattia o conseguente spesso all'atto chirurgico. La terapia medica, spesso utilizzata con ottimi risultati, si basa sulle infusioni intracavernose di Verapamil (farmaco della classe dei calcio-antagonisti), effettuate in uno o due cicli di 8-12 sedute ciascuno (due sedute alla settimana), allo scopo di bloccare l'evoluzione della malattia, il cui andamento viene verificato periodicamente con l'ecocolordoppler del pene.
La fisioterapia si basa sull'utilizzo di un estensore penieno esterno allo scopo di raddrizzare il pene deformato dalla malattia e di recuperarne la lunghezza. L'uso dello strumento deve essere quotidiano, per almeno 6 ore, e richiede controlli medici periodici, che verifichino di volta in volta la trazione da esercitare e gli effetti della terapia. L'applicazione dell'estensore penieno per un periodo di almeno 6 mesi si è dimostrato un trattamento efficace nell'opporsi alla retrazione cicatriziale e all'incurvamento causati dalla malattia, ma necessita di constante controllo medico.
Fonte: Istituto Sterilità e la Sessualità; Asociacion Española de Andrologia; European Society for Sexual and Impotence Research (ESSIR)
Malattie sessualmente trasmissibili
Pene Piccolo


