Citomegalovirus

Il Citomegalovirus è un virus facile da trasmettere ma che non provoca nella maggior parte degli individui alcun sintomo. Molte donne infatti non sanno di averlo contratto fino al momento dell’analisi del sangue prescritta dal proprio ginecologo all’inizio di una gravidanza. Purtroppo però, pur non causando danni di alcun tipo, una volta contratta l’infezione il virus rimane latente all’interno dell’organismo per tutta la vita, e può riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario. E’ proprio questo il caso di una donna in gravidanza, che può pertanto trasmetterlo al feto, con il rischio di gravi danni.

Trasmissione e sintomi
L’uomo è l’unico serbatoio di infezione del Cmv, la cui trasmissione avviene da persona a persona tramite i fluidi del corpo, tra cui sangue, saliva, urina, liquidi seminali, secrezioni vaginali e latte. Il contagio può avvenire per contatto persona-persona (per esempio tramite rapporti sessuali, baci sulla bocca, contatto della bocca con mani sporche di urina o saliva), per trasmissione madre-feto durante la gravidanza o madre-figlio durante l’allattamento, per trasfusioni e trapianti di organi infetti.
La maggior parte degli individui sani, adulti o bambini, che contraggono la malattia non manifesta sintomi e non si accorge dell’infezione, mentre alcuni soggetti sviluppano una forma leggera della malattia con febbre, mal di gola, affaticamento e ingrossamento dei linfonodi.

In gravidanza
Si parla di “infezione congenita” quando il virus è trasmesso da madre a feto. L’infezione materna viene classificata come primaria quando è acquisita per la prima volta durante la gravidanza in una donna precedentemente sieronegativa, e secondaria quando avviene per riattivazione del virus latente o per reinfezione da un nuovo ceppo in una donna che aveva già contratto l’infezione. Infatti il problema è che una volta contratta l’infezione, il virus rimane latente all’interno dell’organismo per tutta la vita, e può riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario.
Il rischio di trasmissione al feto non sembra essere correlato al periodo gestazionale durante il quale viene contratta l’infezione, anche se si ipotizza un maggior rischio di severità della malattia quando la trasmissione avviene nei primi tre mesi di gravidanza.
Il rischio di trasmissione al feto varia fra il 30 e il 40% nella forma primaria e fra lo 0,5 e il 2% nella forma secondaria. Fortunatamente, l’85-90% dei neonati con infezione congenita è asintomatico, anche se il 10% circa dei neonati asintomatici presenta comunque sequele tardive, generalmente difetti uditivi di severità variabile, con possibili decorsi fluttuanti o progressivi.

Neonati che presentano sintomi
Il 10-15% circa dei neonati è invece sintomatico, con sintomi che possono essere temporanei o permanenti. Tra quelli temporanei si segnalano in particolare problemi al fegato, alla milza, ai polmoni, ittero, petecchie (cioè chiazze rosse sulla pelle corrispondenti a piccolissime emorragie), piccole dimensioni alla nascita e convulsioni. Purtroppo i sintomi permanenti possono essere molto gravi e causare diverse forme di invalidità permanente come sordità, cecità, ritardo mentale, dimensioni piccole della testa, deficit di coordinazione dei movimenti, convulsioni fino alla morte. In alcuni bambini i sintomi compaiono mesi o anni dopo la nascita, e in questi casi i più comuni sono la perdita dell’udito e della vista. La comparsa di disabilità permanenti è più probabile nei bambini che mostrano i sintomi già dalla nascita.

Prevenzione
Non esiste attualmente un vaccino per la prevenzione del Citomegalovirus. Il modo migliore per limitare il rischio di contagio è un’attenta igiene personale, soprattutto per le categorie di persone più vulnerabili alla malattia (donne in gravidanza, individui immunodepressi, bambini piccoli o appena nati). È sempre buona regola lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima di mangiare e di preparare e servire il cibo, dopo aver cambiato i bambini, dopo essere andati in bagno e dopo ogni tipo di contatto con fluidi corporei. È opportuno evitare di scambiarsi posate o altri utensili durante i pasti, soprattutto con bambini piccoli. Più in generale la pulizia della casa e soprattutto delle superfici contaminate da fluidi corporei (come saliva, urina, feci, liquidi seminali e sangue) facilita la prevenzione del contagio.

Diagnosi
Sono disponibili diversi test in grado di rilevare l’infezione da Citomegalovirus. La rilevazione di anticorpi IgG contro il Citomegalovirus su un campione di sangue indica un contatto con il virus, ma non è in grado di determinare né il periodo del contagio (cioè se l’infezione è in atto o risale al passato), molto utile in caso di gravidanza, né l’eventuale trasmissione del virus al feto. Nel caso in cui prima della gravidanza questo test risulti negativo, è importante che la donna presti particolare attenzione alle misure utili a evitare il contagio.
Il test per rilevare gli anticorpi IgM, utilizzato per accertare le infezioni recenti, ha evidenziato spesso dei falsi positivi e non è quindi affidabile senza l’integrazione con altri tipi di test. Un test utilizzato per risalire al periodo dell’infezione è il test di avidità delle IgG.
Per determinare l’eventuale trasmissione del virus al feto sono necessari esami più invasivi, come l’amniocentesi o l’analisi del sangue fetale. Per individuare in un neonato un’infezione congenita da Citomegalovirus durante le prime tre settimane di vita si cerca direttamente la presenza del virus (e non degli anticorpi) nelle urine, nella saliva e nel sangue. In caso di Citomegalovirus congenita non è stato ancora identificato nessun tipo di marker prognostico del periodo prenatale per determinare se il neonato sarà sintomatico o se svilupperà sequele.
Biocell è in grado di effettuare – direttamente o in collaborazione con i propri partner – tutti gli esami sopra descritti, fornendo l’opportuna consulenza medica attraverso il proprio personale qualificato.

Terapie e cure
Non si conoscono trattamenti prenatali efficaci e sicuri per prevenire la trasmissione madre-feto dell’infezione né per ridurre le conseguenze di un’infezione congenita, poiché tutti i farmaci disponibili sono estremamente dannosi per il feto. Alcuni farmaci antivirali possono aiutare a controllare l’infezione negli individui immunodepressi, evitando gravi complicanze, in particolare a occhi, fegato, sistema gastrointestinale e sistema nervoso.

Cosa può fare Biocell
Biocell può effettuare tutti i test, gli esami e le diagnosi sopra citate. Inoltre può monitorare durante tutto il decorso della gravidanza lo stato di salute di mamma e feto, sia tramite diagnostica ecografica sia tramite amniocentesi o villo centesi.
Il personale medico – ginecologi, ostetrici, neonatologi, genetisti medici – è a vostra disposizione per le necessarie diagnosi, l’effettuazione dei test e degli esami nonché l’individuazione delle eventuali terapie, nei limiti di quanto sopra descritto.

Fonte: Istituto Superiore della Sanità

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