Allattamento al seno
Biocell intende promuovere e sostenere l’allattamento al seno, poiché siamo convinti che il latte materno è un alimento completo, ricco di elementi non replicabili artificialmente allo stato attuale delle conoscenze. Inoltre l’allattamento ha dei risvolti psicologici importanti sia per la mamma che per il bambino e all’allattamento materno sono universalmente riconosciuti una lunga serie di vantaggi sia per il bambino, a breve ed a lungo termine, sia per la madre, sia in termini più allargati per l’intera società. Tuttavia le indicazioni qui riportate devono essere intese come linee guida per una situazione di assoluta normalità, mamma e bimbo sani, peso nella norma, tranquillità familiare. Le presenti indicazioni ricalcano in modo preciso le linee guida della Società Italiana di Neonatologia (SIN), elaborate in analogia ad altre associazioni scientifiche a livello europeo ed internazionale. Oggigiorno, nel nostro Paese la gran parte delle nascite avviene negli ospedali (pubblici o privati che siano), per cui un’attenzione speciale va diretta all’incoraggiamento ed al sostegno dell’avvio dell’allattamento al seno in queste strutture, indipendentemente dalla precocità della dimissione del neonato dopo il parto.
Subito “pelle sulla pelle”
Il contatto precoce fra madre e figlio subito dopo la nascita ha un effetto positivo sull’allattamento al seno, riduce la pratica di somministrare precocemente le supplementazioni e riduce il pianto del bambino, senza pregiudicare il suo adattamento alla nuova vita extrauterina. Il contatto pelle-a-pelle supervisionato dal personale addetto alle cure immediate alla nascita può essere ricercato e richiesto al personale sanitario preposto. Non appena possibile dopo il parto ed idealmente durante le prime 2 ore, la mamma può porre il seno al neonato purchè le condizioni sanitarie di entrambi lo consentano e vi siano le condizioni microclimatiche adatte. In questo modo si può favorire la suzione del bambino al seno, che non sempre avviene spontaneamente nella prima ora di vita. E’ opportuno sempre attenersi alle indicazioni dei medici e del personale sanitario, che deve comunque attenersi a criteri di sicurezza e valutare la specificità delle singole situazioni. Detti operatori infatti hanno il compito di valutare con attenzione le condizioni di benessere del neonato e della mamma. In particolare, l’avvio dell’allattamento al seno non deve essere forzato nei modi e nella precocità, ad evitare effetti controproducenti, ed eventuali difficoltà nell’andamento del travaglio e del parto oltre alla volontà espressa dalla madre potranno suggerire variazioni nei tempi e nei modi di queste esperienze.
Insieme nella stessa stanza?
Ovviamente la possibilità di permanere nella stessa stanza di mamma e neonato dipende dal tipo di organizzazione del reparto maternità dell’Ospedale prescelto. Quando è prevista questa possibilità, è opportuno che abbia inizio a partire dal momento in cui la madre risulti in grado di rispondere dopo il parto alle richieste del suo bambino. E’ quindi indispensabile che la madre venga sostenuta e guidata dal personale infermieristico nella presa in carico del bambino, specie nei casi in cui le condizioni personali e/o cliniche materne e del bambino, non le permettano una precoce gestione autonoma del figlio. A seconda delle regole vigenti nel presidio ospedaliero, si possono includere nella stessa stanza anche il padre ed altri membri della famiglia (specialmente se le stanze sono ad un letto solo e sufficientemente confortevole). Così, quando la madre non sia disponibile, il padre od un altro familiare può condividere la cura del neonato. In situazioni di stato psicofisico ottimale della madre, lo stare insieme di mamma-bimbo viene suggerito come modello organizzativo migliore, in quanto favorisce l’allattamento al seno e rappresenta un’utile periodo di precoce conoscenza fra madre e neonato e di addestramento della madre nella gestione del bambino. In questi momenti la mamma potrà anche affrontare e superare le difficoltà connesse (rifiuto di succhiare, pianto, ritmi di poppata frequenti, ecc...), aiutando la mamma a conoscere davvero il proprio piccolo, imparando in fretta a rilevare, ad esempio, le manifestazioni proprie dei comuni disturbi dell’adattamento neonatale o i segni di allarme di eventuali patologie. Mamma e bambino dovranno però non farsi problemi nell’utilizzare i servizi del Nido, sicuramente ogni volta che le necessità o l’opportunità lo imponessero.
Quando? Quando vuole il bimbo
L’allattamento a domanda del bambino, ammesso che sia attaccato correttamente al seno materno in modo da evitare una poppata inefficiente e l’insorgenza di ragadi mammarieè molto utile anche alla mamma. Infatti anticipa e stimola la galattopoiesi, aiuta a prevenire l’ingorgo mammario, diminuisce l’incidenza e l’entità dell’ittero neonatale, riduce il calo ponderale, anticipa il successivo recupero di peso e aumenta la durata complessiva dell’allattamento al seno. E’ tuttavia necessario uno speciale sostegno alla madre nei primi giorni dopo il parto per consentirle di rispondere alle poppate a domanda del bambino, che possono essere transitoriamente anche molto frequenti: per questo motivo le mamme devono chiedere aiuto ai padri, ai parenti o a personale ostetrico che le assista nell’arco della giornata (o della notte).
Allattamento al seno e salute di mamma e bimbo
Le statistiche indicano che la durata dell’allattamento materno si correla positivamente con la salute del neonato, come dimostrato quantomeno per alcune patologie quali l’obesità, l’atopia, l’asma bronchiale e le infezioni in genere. Ma l’allattamento al seno è positivo anche per la salute materna, come ad esempio per la riduzione statisticamente dimostrata del rischio di cancro del seno, anche se invero modesta e perlopiù dopo lattazione prolungata.
Quando integrare l’allattamento al seno?
Esistono però situazioni mediche (per esempio un calo ponderale neonatale eccessivo, maggiore al 10 % o mal tollerato) in cui è indicato ricorrere alle supplementazioni, ma queste non vanno estese alla totalità dei bambini sani, a termine, di peso appropriato per non correre il rischio di interferire con il successo dell’allattamento al seno. Del resto la supplementazione di soluzione glucosata nei primi due giorni di vita non è necessaria per evitare l’ipoglicemia, mentre può in certe situazioni associarsi ad un maggior calo ponderale da parte del neonato e ad una sua ospedalizzazione più prolungata. Le supplementazioni d’acqua e di soluzione glucosata non sono sufficienti a ridurre l’iperbilirubinemia neonatale ed interferiscono concretamente con il processo naturale dell’allattamento, in quanto annullano il meccanismo di feed-back tra madre e bambino, su cui si basa l’adeguata calibrazione dell’offerta materna. Inoltre possono minare la fiducia della madre nelle proprie competenze di nutrice e di madre.
Ciucci e biberon.
L’uso del ciuccio può essere comodo per ridurre l’ansia materna dei primi giorni di vita. Tuttavia secondo la teoria detta della “nipple confusion” i ciucci e le tettarelle dei biberon possono interferire con l’allattamento naturale riducendo il tempo speso dal bambino al seno e forse ritardando una corretta dinamica orale e la tecnica di suzione corretta. Infatti sono ben conosciuti i pattern di “suzione-deglutizione” riconoscibili già alla 13a-14a settimana di vita fetale e così diversi dal pattern post-natale che permette la suzione-deglutizione al seno. Pertanto succhiare il ciuccio subito dopo la nascita può contribuire a mantenere attiva l’abitudine alla “suzione-deglutizione” non nutriva utilizzata in utero e confondere il neonato nella delicata fase di digiuno in cui l’offerta precoce e tempestiva del seno è fondamentale per il buon avvio dell’alimentazione naturale. Perciò sviare il bambino dal seno risulterebbe indipendente dall’effetto sull’appetito secondario all’introduzione di supplementazioni veicolate dal biberon e si riscontrerebbe quindi anche a seguito della somministrazione col biberon di latte materno spremuto. L’uso incondizionato di tettarelle e ciucci è stato inoltre associato ad altre conseguenze negative, quali ad esempio una ridotta attività del muscolomassetere, malocclusioni, anormalità del timpanogramma da possibile disfunzione della tromba di Eustachio... Sembra anche possibile un aumento delle possibilità di otiti acute e ricorrenti, anche se alcuni studi hanno sottolineato come un’eventuale dipendenza dal ciuccio possa prevenire la suzione non esplorativa e prolungata del dito da cui sembra più difficile disabituarsi. Il ricorso al bicchierino per somministrare (quando servono) liquidi al neonato è stato suggerito come un metodo sicuro, alternativo al biberon, capace di interferire meno con il successo dell’allattamento al seno, ma a tutt’oggi gli studi condotti non sono sufficienti a dimostrarne una sicura efficacia nel promuovere l’allattamento al seno. Pertanto questa tecnica andrebbe riservata ai soggetti che presentino ben identificati bisogni nutrizionali non soddisfatti dall’attacco al seno. Per tutto quanto detto, bisognerebbe eliminare dalle routine delle Maternità l’uso diffuso di ciucci e tettarelle-biberon, anche se in casi selezionati possono essere comunque utili: anche in questo campo infatti vale la regola generale che ogni bimbo, ed ogni coppia bimbo – mamma, sono un unicum da analizzare e trattare caso per caso.
Via dall’Ospedale.
Indipendentemente dal preciso momento in cui la dimissione viene effettuata, i medici devono verificare la buona capacità di alimentarsi al seno da parte del bambino, l’assenza di un calo ponderale eccessivo (< 10%), la soluzione di eventuali problemi fisici col seno materno (per es.: ingorgo mammario). Inoltre, la mamma deve essere in grado di spremersi autonomamente il latte dal seno. Qualora al momento della dimissione manchi ancora la montata lattea o l’avvio della lattazione sia comunque incerto o l’andamento della curva di peso sia ancora in calo o non siano passate ancora 72 ore dal parto, è opportuno acquisire un parere dal personale medico attraverso una nuova visita del neonato a distanza di 24-48 ore. Per evitare alcune possibili complicazioni per un allattamento al seno non supervisionato come iperbilirubinemia e disidratazione ipertonica, si ribadisce l’utilità di consultare personale sanitario ed ostetrico, preferibilmente il proprio pediatra, la cui scelta andrebbe auspicabilmente fatta ancor prima dell’evento nascita o al momento della dimissione dall’ospedale.
La mamma ha bisogno di sostegni.
E’ noto che nelle prime settimane dopo il parto la percentuale di allattamento al seno esclusivo si riduce per effetto delle difficoltà incontrate dalla madre, in particolare per la percezione di un’insufficiente produzione di latte. Ciò si verifica soprattutto durante il puerperio, periodo che corrisponde per quanto riguarda la lattazione ad una fase sensibile.
Dieta e fumo.
Nonostante gli accresciuti fabbisogni nutrizionali della donna che allatta, non vi sono motivazioni scientifiche solide per suggerire limitazioni o regole dietetiche specifiche, ad eccezione della dieta vegetariana stretta (vegan), che mette il lattante a rischio di carenza di vitamina B99 e del suggerimento di moderare l’assunzione di alcool. Per quanto riguarda il fumo, è opportuno suggerire alla madre che allatta, come già in gravidanza, di eliminarlo, in considerazione della sua capacità di ridurre la produzione di latte, oltre che gli effetti negativi sulla salute del lattante derivanti soprattutto dal fumo passivo negli ambienti dove soggiorna il piccolo.
Controindicazioni ad allattare.
Queste risultano nel complesso piuttosto rare, soprattutto se vengono correttamente distinte dalle situazioni, ben più numerose, che invece si limitano ad ostacolare in varia misura l’allattamento al seno. Fra le controindicazioni assolute vanno ricordate da parte materna l’infezione da HIV, quella da HTLV, l’assunzione di alcuni farmaci assolutamente controindicati e delle droghe. Dalla parte del bambino, ricordiamo come controindicazione assoluta la galattosemia e come controindicazione parziale la fenilchetonuria. Tutte le altre situazioni qui non menzionate non rappresentano una controindicazione certa ad allattare (vedi l’esempio dello stato di portatrice di HCV della madre) o andrebbero giudicate quantomeno su base individuale (ad es.: madre tossicodipendente, assunzione di psicofarmaci, ecc...). Anche l’eventuale presenza nel latte materno di inquinanti ambientali quali i bifenili policlorinati (PBC) e la diossina, pur sollevando giuste problematiche di natura ecologica, non compromettono il valore globale positivo dell’allattamento al seno per il bambino.
Quanto deve crescere? E fino a quando allattare?
Il latte materno può rappresentare l’alimento esclusivo del bambino per tutti i primi 6 mesi compiuti di vita. La valutazione della crescita del bambino o delle reali esigenze di natura fisica o sociale della nutrice permetterà di individuare i casi in cui questo limite vada invece anticipato a 4 o 5 mesi, considerando tuttavia la specificità del bambino. La crescita media settimanale è di 150-200 gr, anche se un limite minimo accettabile è rappresentato da 125 gr alla settimana 14. Nei primi 6 mesi di vita non sono generalmente necessarie supplementazioni nutrizionali routinarie, né di ferro, né di zinco, né di fluoro, né di vitamina D, che possono tuttavia essere indicate per singoli lattanti. Pur essendo povero di vitamina D, il latte umano non pregiudica la mineralizzazione ossea. La somministrazione di vitamina D andrà riservata ai bambini di pelle scura, quando poco esposti alla luce del sole o allattati da donne carenti di vitamina D12. L’allattamento al seno può continuare anche dopo l’introduzione dei cibi solidi (alimentazione complementare) in base al desiderio reciproco di madre e bambino. Sempre in base alla volontà di entrambi, l’allattamento può protrarsi (senza esasperazioni e forzature) anche in là nel tempo, addirittura in alcuni casi fino al secondo anno di vita ed oltre in base al desiderio reciproco di madre e bambino.
Conclusioni.
Noto il valore umano ed affettivo dell’esperienza dell’allattamento al seno e vista la letteratura scientifica, che sottolinea non solo l’esistenza di numerosi ed indubbi benefici dell’allattamento al seno, la Società Italiana di Neonatologia e l’Istituto Superiore della Sanità suggeriscono in modo deciso la promozione dell’allattamento materno a favore del neonato sano. Anche Biocell si unisce al consiglio, specificando che situazioni contrarie non devono comunque costituire un evento preoccupante e che la prosecuzione dell’allattamento al seno anche dopo l’inizio dello svezzamento dovrà avvenire sulla base del desiderio della coppia madre-bambino, cioè fino a quando entrambi lo desidereranno.
Fonti: Ministero della Salute; Istituto Superiore della Sanità; Società Italiana di Neonatologia.
Neonatologia
Palpazione del testicolo


