Meningite

Nonostante la meningite appaia ai più come una malattia quasi debellata, ogni anno in Italia, vengono segnalati circa 800 casi: un niente in confronto ai decenni precedenti, ma comunque un numero sufficiente per considerare ancora un pericolo questa malattia infettiva. La meningite infatti è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spina, ed è generalmente di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali. Il periodo di incubazione della malattia può variare a seconda del microorganismo causale. Nel caso della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio. In Italia è attivo un sistema di sorveglianza – gestito dall’Istituto Superiore della Sanità – dedicato alle meningiti batteriche che negli anni successivi si è ampliato a includere tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo. I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre: il Meningococco, lo Pneumococco e il Batterio Emofilo.

Meningococco
Il primo è il Meningococco (Neisseria meningitidis) frequente nelle prime vie respiratorie. È stato identificato per la prima volta nel 1887, anche se la malattia era già stata descritta nel 1805 nel corso di un’epidemia a Ginevra. Dal 2 al 30% della popolazione sana alberga meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore in persone che hanno acquisito l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti. I sintomi non sono diversi da quelli delle altre meningiti batteriche, ma nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata. I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è opportuno che effettuino una profilassi con antibiotici i conviventi, chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del paziente, le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti), i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca). Inoltre, la sorveglianza dei contatti è importante per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi. Questa sorveglianza è prevista per 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente.

Pneumococco
Il secondo batterio e lo Pneumococco (Streptococcus pneumoniae) che, dopo il meningococco, è uno degli agenti più comuni della meningite. Oltre alla meningite, può causare polmonite o infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Come il meningococco, si trasmette per via respiratoria e può trovarsi nelle prime vie respiratorie senza causare alcuna malattia. Esistono molti tipi diversi di pneumococco. Le meningiti da pneumococco si presentano in forma sporadica, e non è indicata la profilassi antibiotica di chi è stato in contatto con un caso.

Batterio Emofilo
Il terzo batterio è il Batterio Emofilo o HIB (Haemophilus influenzae tipo b), fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo. In caso di meningite da Hib, è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti. Per quanto riguarda la meningite virale, gli agenti più frequenti sono herpes virus ed enterovirus. La meningite di origine fungina si manifesta invece soprattutto in persone con deficit della risposta immunitaria, come per esempio i malati di Aids, e può rappresentare comunque un pericolo per la vita.

Sintomi e diagnosi
I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia. I sintomi più tipici includono febbre alta, mal di testa, vomito o nausea, irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale), alterazione del livello di coscienza, convulsioni. L’identificazione del microorganismo responsabile viene effettuata su un campione di liquido cerebrospinale o su sangue.

Fattori di rischio
Tra i fattori di rischio per lo sviluppo della meningite batterica vi è sicuramente l’età: infatti le meningiti batteriche colpiscono soprattutto i bambini sotto i 5 anni e altre fasce di età che variano a seconda del germe. Alcune forme da meningococco interessano, oltre i bambini piccoli, anche gli adolescenti e i giovani adulti, mentre le meningiti da pneumococco colpiscono soprattutto gli anziani. Inoltre le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come i bambini negli asili, gli studenti nei dormitori universitari o le reclute, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco . Anche il fumo ed esposizione al fumo passivo e la presenza di altre infezioni delle prime vie respiratorie costituiscono possibili fattori di rischio.

Possibili complicazioni
La malattia può avere complicazioni anche gravi, con danni neurologici permanenti, come la perdita dell’udito, della vista, della capacità di comunicare o di apprendere, problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Tra le complicazioni di natura non neurologica possono esserci danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali.

Trattamento
Il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia antibiotica. L’identificazione del batterio che causa la malattia è importante sia per orientare la terapia antibiotica del paziente, sia per definire se è necessaria la profilassi dei contatti.

Prevenzione e vaccinazione
In Italia tra le vaccinazioni previste per tutti i nuovi nati Dagli anni Novanta vi è la vaccinazione contro Haemophilus influenzae b.
Sono disponibili sul mercato anche i vaccini contro alcuni ceppi di pneumococco e alcuni sierogruppi di meningococco.
Per quanto riguarda lo pneumococco, sono disponibili il vaccino coniugato eptavalente, raccomandato in alcuni Paesi per la vaccinazione di tutti i neonati, e il vaccino 23 valente polisaccaridico.
Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili vaccini polisaccaridici contro i sierogruppi A, C, Y e W 135, che però forniscono una protezione di breve durata ai soli soggetti di età maggiore di 2 anni. Non esistono ancora vaccini per prevenire le meningiti da meningococco sierogruppo B ma ci sono vaccini “coniugati” contro il gruppo C, efficaci già nel primo anno di vita, che inducono una protezione persistente. In alcuni Paesi a elevata incidenza è stata introdotta la vaccinazione per tutti i nuovi nati. In caso di meningite da meningococco e, in misura minore, da Haemophilus influenzae b, i contatti stretti del malato hanno un maggior rischio di ammalarsi rispetto alla popolazione generale: per questo è indicata la loro profilassi antibiotica e sorveglianza.

Fonte: Istituto Superiore della Sanità

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