Disturbi della sessualità

Disfunzione erettiva
Per disfunzione erettiva (DE) si intende l'incapacità di raggiungere e/o mantenere una erezione atta a consentire un rapporto che porti alla reciproca soddisfazione di entrambi i partners. Dal punto di vista clinico possiamo quindi parlare di DE prevalentemente di mantenimento o di raggiungimento, a seconda che si possano ottenere erezioni valide ma di breve durata oppure che non si abbia neppure inizialmente una rigidità ottimale. Altra distinzione utile è quella tra DE a causa psicologica e DE a causa organica. Nel giovane si manifesta più di frequente il deficit erettile a genesi psicologica, in cui i mediatori chimici che si liberano negli stati ansiosi giocano un ruolo fondamentale nell'inibire il fisiologico meccanismo erettivo. Vi sono tuttavia rari casi a genesi organica, dovuti ad una disfunzione venoocclusiva del pene, per cui il sangue non può venire efficacemente intrappolato nei corpi cavernosi: di conseguenza non si ottengono erezioni rigide, oppure queste sono fugaci. Un deficit erettivo può manifestarsi talvolta anche nei casi di incurvamento congenito del pene e, a maggior ragione, in tutti i casi di traumi con danni dell'innervazione peniena. Nel soggetto sopra i 40 anni i fattori organici risultano avere una prevalenza maggiore nell'eziologia della DE, pur tenendo presente che l'aspetto psicologico va ad incidere su tutte le forme di Disfunzione Erettiva. Dopo questa età, infatti, sono più frequenti fattori di rischio quali le malattie cardiovascolari, l'ipertensione arteriosa, l'aterosclerosi dovuta agli alti livelli di lipidi nel sangue, il diabete scompensato con i conseguenti danni sui nervi e sui vasi di piccolo calibro (come le arterie cavernose del pene). Studi recenti hanno addirittura individuato, nel manifestarsi di una DE ingravescente, un sintomo sentinella per quanto riguarda lo sviluppo, nei mesi o anni successivi, di problematiche cardiovascolari (ischemie, infarto miocardico, etc...). Non bisogna dimenticare anche le difficoltà di mantenimento dell'erezione dovute ad un indebolimento dei muscoli perineali (come documentato da studi compiuti dalla nostra equipe andrologica), per il quale si può spesso ottenere un miglioramento erettivo effettuando una fisioterapia del piano perineale. Dal punto di vista medico è importante, oltre alla raccolta della storia clinica, la compilazione da parte del paziente di uno dei questionari internazionali che indagano la funzione erettile (in particolare, l'IIEF - International Index of Erectile Function): questo, infatti, ha lo scopo di attribuire al disturbo un punteggio standardizzato che verrà confrontato con quello ottenuto dopo terapia.

Diagnosi
Strumento principale è l'ecocolordoppler dinamico del pene, che valuta con precisione i flussi arteriosi penieni e lo stato delle arterie stesse. E' particolarmente indicato a partire dai 40 anni di età, ed ogniqualvolta sia nota familiarità per problemi cardiovascolari. Per diagnosticare una disfunzione veno-occlusiva si può effettuare una cavernometria, che consiste nell'induzione dell'erezione con soluzione fisiologica e nella valutazione del flusso necessario a mantenerla. Una contemporanea cavernografia "fotografa" le diramazioni venose peniene patologiche grazie all'uso di un mezzo di contrasto. Nei casi complessi, per dirimere i dubbi su una possibile eziologia psicogena della DE si può ricorrere alla rigidometria peniena notturna, con un apparecchio computerizzato atto a rilevare il numero e la qualità delle erezioni spontanee che si hanno durante il sonno REM: buone erezioni durante il sonno orienteranno a considerare la DE come di origine psicologica.

Terapia
La terapia della disfunzione erettile si basa oggi su numerosi presidi, innanzitutto sui farmaci orali (della classe dei cosiddetti inibitori delle 5-fosfodiesterasi), che sono sicuri e ad elevata efficacia. L'assunzione può essere subordinata all'attività sessuale (uso "on demand"), ma anche configurarsi come terapia a basse dosi costante nel tempo allo scopo di aumentare il numero di erezioni notturne e quindi migliorare il flusso ematico locale con un migliore trofismo del tessuto cavernoso (vedi nostro studio in merito: Nei pazienti che non rispondono alla terapia orale (nelle vasculopatie gravi, ad esempio), si deve ricorrere alla terapia iniettiva locale, mediante iniezioni intracavernose (ICI) di prostaglandina E1. Anche in questo caso si può utilizzare una singola ICI prima di un rapporto (dopo un adeguato training sotto rigoroso controllo medico, che abbia consentito di trovare il giusto dosaggio per quel dato paziente), oppure effettuare cicli di farmacoiniezioni sempre al fine di migliorare la vascolarizzazione del pene (vedi lo stesso studio sopraccitato). Nei casi più gravi lo specialista può risolvere la disfunzione erettile integrando sapientemente vari rimedi secondo schemi personalizzati (la nostra ampia esperienza tende infatti a limitare davvero al minimo le indicazioni a trattamenti chirurgici irreversibili, quali l'impianto di protesi peniene, malleabili o idrauliche).

Fonti: Istituto Superiore della Sanità; Istituto Europeo della Sessualità. Si vedano anche studi della nostra equipe andrologica, ed in particolare: "Perineal floor efficiency in sexually potent and impotent men", Int. J. Impot. Res. 11:153-157, 1999 e "Sildenafil citrate vs intracavernous alprostadil for patients with arteriogenic erectile dysfunction: a randomized placebo controlled study", Int. J. Impot. Res. 16: 8-12, 2004).

Precedente:
Azoospermia
Home | I nostri servizi / Ricerche | Andrologia | Disturbi della sessual...
Credits
Il vero amore per la vita dal concepimento all'infanzia
Welcome to BiocellCenter
We have detected that you do not have the Flash Player installed.
Please Click Here to download the Flash plugin.
NUMERO VERDE

MULTIMEDIA

Condividi Biocell su Facebook

Condividi!