Primo servizio al mondo per conservare le Staminali da liquido amniotico

9 settembre 2008

BUSTO ARSIZIO – E’ oggi possibile conservare le cellule staminali estratte dal liquido amniotico utilizzato per l’effettuazione dell’amniocentesi, esame di diagnosi prenatale piuttosto diffuso.
Biocell Center comunica di aver dato avvio, primi al mondo e grazie ad anni di studi e ricerche, ad un servizio riguardante la conservazione delle cellule staminali.
Un successo della ricerca lombarda e nazionale.
“La nostra proposta – spiega il professor Giuseppe Simoni, già docente di Genetica Medica presso l’Università di Milano ed ora Direttore Scientifico di Biocell Center – è di conservare i primi tre millilitri di liquido amniotico che solitamente vengono eliminati. A seguito di ricerche durate anni, abbiamo dimostrato che questo piccolo quantitativo di materiale del feto è ricchissimo di cellule staminali giovanissime e multi potenti, in grado di differenziarsi in vari tessuti del futuro individuo.”
Si tratta di conservare un piccolo quantitativo residuo del campione del liquido amniotico estratto dalla sacca placentare per eseguire l’esame di diagnosi prenatale denominato amniocentesi.
“Si tratta di un’opzione che la paziente ha a disposizione – afferma il professor Fabio Ghezzi, medico chirurgo, docente di ginecologia ed ostetricia presso l’Università dell’Insubria – che noi consigliamo a chi ha già deciso, per altre ragioni, di effettuare l’amniocentesi. Infatti conservare il liquido amniotico non comporta alcuna variazione del metodo consueto di effettuazione dell’esame, ed è pertanto eseguibile senza rischi né particolari complicazioni da ogni ginecologo incaricato di effettuare il prelievo del liquido amniotico.”

IL SERVIZIO

“In pratica è sufficiente che non si buttino via i primi tre millilitri estratti – spiega la dottoressa Maria Bellotti, ginecologa del San Paolo di Milano – questo piccolo quantitativo viene inviato tramite corriere convenzionato ai laboratori Biocell di Busto Arsizio (Va). Comunque il ginecologo riceve un kit con le spiegazioni tecniche e le provette sterili. Poi basta che la mamma consegni il tutto al corriere.”
Nei laboratori Biocell le cellule sono poi trattate, vengono eseguiti i controlli di sterilità e vengono preparate al congelamento ad una temperatura di -196° in contenitori di azoto liquido, dove rimangono conservate per 19 anni, cioè fino a che il feto sarà divenuto un individuo maggiorenne.
Il servizio attualmente è rivolto a privati, non è sostitutivo della conservazione o della donazione del sangue del cordone ombelicale, sia perché le cellule staminali contenute nel liquido amniotico hanno caratteristiche differenti, sia per la differente normativa in questione. Al riguardo infatti, mentre la legge italiana attualmente non consente la conservazione del cordone ad uso autologo (privato), non esiste alcuna normativa che vieti la conservazione delle cellule estratte dal liquido amniotico.
Il costo del servizio – pari a 980 euro comprensivo di ogni costo di trattamento, congelamento e di tutti i 19 anni di conservazione – è interamente a carico di chi riterrà di conservare le cellule, mentre Biocell assicura che una quota (stimata intorno al 5-10%) di liquidi amniotici di pazienti con anamnesi particolare e condizioni economiche di indigenza verranno conservati gratuitamente (previa richiesta del ginecologo, del genetista ed esame approfondito delle condizioni economiche della famiglia richiedente).
“La speranza – aggiunge il dottor Massimo Agosti, primario di Neonatologia presso l’Ospedale del Ponte di Varese e Presidente della sezione lombarda della Società Italiana di Neonatologia (SIEOG) – è che queste cellule siano utilizzabili in futuro proprio sulla persona che le possiede, cioè il bambino. Sicuramente non si avrebbero problemi di rigetto, e nonostante non vi siano al momento applicazioni diffuse, sono in corso numerosi protocolli e studi clinici autorizzati dal ministero della Sanità con risultati che ci fanno sperare per il futuro”.

NESSUNA IMPLICAZIONE ETICA

Anche dal punto di vista etico la conservazione delle cellule staminali presenti nel liquido amniotico non crea problemi, ed anzi lo studio e le applicazioni delle staminali ricavate dal liquido amniotico potrebbero risolvere molti problemi etici in quanto non si tratta di cellule embrionali, e pertanto non si compromette in alcun modo la vita di un individuo. A garanzia di integrità etica dei propri servizi, Biocell si è anche dotata di un proprio Codice Etico conforme alla dottrina cattolica che applica in tutte le sue attività.
Infine, a testimonianza che non si tratta di una operazione commerciale, vi è sia il basso costo del servizio, pari a meno di un euro per ogni settimana di conservazione, sia lo sforzo di Biocell nel campo della ricerca.

STUDI E RICERCHE

Biocell si è impegnata a destinare tutto il ricavo netto eventualmente derivante dal servizio allo studio e alla ricerca sull’utilizzo delle cellule staminali, anche ad esempio con partner come il Bioscience Institute di San Marino, uno dei poli biotecnologici più avanzati d’Europa nel campo della ricerca e della conservazione delle cellule staminali.
«L’accordo raggiunto con BiocellCenter», afferma Giuseppe Mucci, amministratore delegato di Bioscience Institute, «consente di integrare la crioconservazione di cellule staminali autologhe da cordone ombelicale e tessuto adiposo. Le staminali del liquido amniotico, avendo caratteristiche completamente diverse da quelle del cordone e del grasso, aumentano ulteriormente le possibilità di avvalersi di un’assicurazione biologica che, sempre più spesso, costituisce la soluzioni terapeutica per la rigenerazione di organi e tessuti, oltre che per la cura di numerose patologie ematologiche, immunologiche, metaboliche e oncologiche.
Sul sito internet è possibile reperire ulteriori informazioni sull’argomento, i curricula degli scienziati e dei medici citati, una rassegna stampa specialistica, l’elenco delle pubblicazioni scientifiche sull’argomento, il contratto e il depliant illustrativo.

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